[quattro minuti, di chris kraus - 2006] la musica come grido ultimo di libertà e affermazione. la musica come appiglio per non affondare e resistere. la storia di traude krüger, ottantenne insegnante di piano in un carcere femminile, e jenny, che del carcere è prigioniera, colpevole di omicidio, che di traude diventa allieva prodigio, ribelle e incontrollabile. un meccanismo preciso nei suoi intrecci, che si dispiega verso il catartico finale, tra un continuo alternarsi di speranze e disillusioni, tra costruzione e distruzione. perchè se nessuno è innocente, sicuramente qualcuno è più colpevole, così mentre le storie personali di traude e jenny vengono a galla insieme ai loro segreti più sofferti, sullo sfondo gli altri personaggi, i secondini e il direttore del carcere, la psicologa, il patrigno di jenny, le carcerate, contribuiscono a creare quello sfondo di dura realtà, ma anche di fondamentali rigurgiti di umanità, su cui tutto il film poggia. il racconto, abilmente, viene tenuto lontano da ogni tentativo di blanda retorica, non c'è pace, non c'è redenzione, la vita più o meno per tutti fa schifo, ma l'affermazione di un'identità negata troppo a lungo e schiacciata dagli eventi, negli ultimi quattro minuti del film, basta a nobilitare un'esistenza, donandogli un'inaspettata dignità. la frase: "nella vita tutti abbiamo una missione, la mia non so qual'è, forse quella di tener duro". l'altra frase: "vecchia troia". colonna sonora: entusiasmate, in particolare nella scena finale. da vedere, senza dubbio!
