[les savy fav - inches - french kiss - 2004] viaggio a ritroso nella discografia in 7" di les savy fav, dal singolo più recente, 2003, a quello più indietro nel tempo, 1996. probabilmente per certi suoni fatti con le chitarre e di matrice punk les savy fav sono una delle migliori band degli ultimi anni, incendiari dal vivo, accativanti quanto basta, dotati dell'intuito per la melodia giusta, sempre sostenuta da una chitarra assassina a cavallo di geniali intuizioni wave e taglienti riff punk rock. è così se hold on to your genre è la loro hit definitiva, basso poderoso e melodico, chitarra ora carica di delay ora quasi garage, ritmo sostenuto e danzereccio, è facile trovare tra le loro influenze gente come nation of ulysses da una parte e gang of four dall'altra. non c'è molto altro da aggiungere, se non che sono la colonna sonora ideale per guidare la notte quando non fa troppo freddo e ci sono abbastanza sigarette.
tim harrington di les savy fav mentre dimostra che non ha nulla da invidiarmi.
[extra golden - hera ma nono - thrill jockey - 2007] extra golden è un affascinate progetto che vede la collaborazione di ian eagleson e alex minoff, già di golden e weird war, con alcuni artisti del kenya. la storia è breve, ian eagleson, in kenya per un dottorato nel 2000, entra in contatto con un artista locale, otieno jagwasi. nel 2004 eagleson torna in kenya, accompagnato da alex minoff, e per alcuni giorni i due passano il tempo a suonare con otieno in un appartamento di nairobi. raggiunti dal batterista onyango wuod omari, e dopo aver trasformato la sala di un night club in studio di registrazione di fortuna, i quattro registrano in un solo pomeriggio quello che sarà il materiale del loro primo album. purtroppo però, un anno dopo otieno jagwasi, a causa di gravi problemi di salute, muore. nel 2006 la thrill jockey pubblicherà finalmente ok-oyot system, il debutto su disco degli extra golden.
ian, alex e onyango, in ogni caso, decidono con determinazione di portare avanti il progetto. al gruppo si unisce opiyo bilongo, un chitarrista e cantante che ha già collaborato con eagleson in passato e pubblicato un paio di dischi negli u.s.a.. dopo una serie interminabile di pratiche burocratiche, ian e alex riescono ad ottenere i visti per gli stati uniti per i due artisti africani. le registrazioni di hera ma nono durano cinque giorni, in una casa in pennsylvania.
questa la storia. quindi, la musica. hera ma nono è un incrocio tra benga, in sostanza la pop music kenyota, e rock. in realtà di rock ce n'è veramente poco, e non è un male. va detto che la chitarra elettrica è uno strumento particolarmente diffuso in kenya, fin dagli anni 50, e che i chitarristi locali negli hanno sviluppato delle tecniche molto particolari e personali. una sorta di finger picking veloce e saltellante, molto ritmico e allo stesso tempo basato sulle note più alte dello strumento. il disco vive di alti e bassi, non tutto è allo stesso livello, ma va detto che quando vola, vola davvero altissimo. superato il primo impatto con il dialetto luo, la lingua usata per cantare la maggior parte dei pezzi, si viene letteralmente investiti dagli incastri ritmici tra le chitarre e la particolarissima batteria. è una musica molto pura, e sintomo di questa purezza sono le parole scritte all'interno del libretto per spiegare i testi delle canzoni, quasi tutti incentrati sulla perdita di qualcuno, sull'amore, sulla morte. c'è una sorta di magia in queste note, che a tratti sanno essere imperfette, non hanno paura di essere banali, ma sanno improvvisamente trovare strade mai percorse. così brani che partono pop rock, finiscono per trasformarsi in qualcosa di strano e psichedelico, chitarre sommerse dal chorus si impennano in acide distorsioni, controtempi improvvisi fanno perdere l'equilibrio. brothers gone away è forse il momento migliore dell'album, un brano molto dolce e malinconico dove le due sensibilità, occidentale e africana, sembrano fondersi meglio. ma ogni brano in fondo è da scoprire, il cambio a metà di obama è un altro momento che amo molto. e così via. è un disco che non so se consiglierei a molti, ma penso che chi ha la pazienza di dargli tempo non possa pentirsene.