[OOIOO - feather float - polystar - 2001] per trovare il mio disco dell'estate devo pescare indietro fino al 2001, feather float seconda opera delle giapponesi OOIOO, band tutta al femminile che vede nella batterista dei boredoms yoshimi p-we la sua carismatica leader. l'album ha un tocco magico, niente di pesante o eccesivamente cervellotico, io lo chiamerei lounge krautrock, che se è vero che a far da motore troviamo spesso ripetitivi ritmi alla neu!, questi sono uniti ad una leggerezza nell'uso delle voci che definirei semplicemente pop. psichedeliche, stralunate, deviate, ma pop, come se a cantare fosse una band di folletti giapponesi. qualche inevitabile richiamo ai boredoms, vedi 1000 frogs and 3 sun in a house, poi loop elettronici, pattern ripetitivi, solarità alla cluster/harmonia, un che di post punk, metti slits e ut, e via così. insomma be sure to loop.
[racco-oo-oon - is night people - release the bats - 2006?bhò] registrato originariamente su cassetta nel 2005, is night people è il debutto su formato nobile dei freak punk racco-oo-oon da iowa city, iowa, usa. ricorda qualcosa dei primi animal collective, mantra vocali effettati percussioni improvvisate, rituali tribali, rumori di fondo, elettronica marcia, registrazione precaria. c'è un qualcosa di affascinante e un qualcosa di fastidioso allo stesso tempo. ad affascinare sono le atmosfere, a infastidire l'impressione che questi giochi li può fare anche il tuo vicino di casa. ma a partire da call out your friends, quarto pezzo in scaletta, in cui improvvisamente compaiono delle chitarre proto stoner, il suono sembra farsi più spesso -vengono in mente certe cose dei liars più stregoneschi- più articolato e stratificato. il finale dell'album è tutto per the great horn of the wilderness dove un sax imbizzarito si lancia in stonate escursioni free sopra un muro di chitarre alla stooges meets sonic youth. materiale grezzo ancora in lavorazione ma che lascia intravedere buone cose.
[racco-oo-oon - behold secret kingdom - release the bats - 2007] behold secret kingdom arriva quasi due anni dopo is night people ed è il salto di qualità. il suono è finalmente a fuoco. black branches apre subito con riff ribassati e chitarre psych, voci effettate ad inseguirsi, è un monolite krautrock, scuro e ossessivo. mirror blanket è un free rock alla can che sfocia in metronomie di basso alla this heat, il tutto sporcato da elettronica fuori controllo. visage of the fox apre verso scenari più psichedelici e ritualistici, strati di loop e rumori si intrecciano a voci deliranti caricate di delay e poi distorte prima di implodere e accartocciarsi nel pesante finale stoner psych. antler mask è ancora free rock bagnato in acido lisergico, svolazzi di sax, chitarre che si sciolgono in colate di delay. diamonds in the dunes un loop di chitarra circolare e qualche svolazzo elettronico messo prima dell’esplosione stoner, mi ricorda un po’ i comets on fire, di invisible sun, un crescendo di deliri wha wha che termina in una coda finale improvvisata. fangs and arrows è kosmische musik, roba tipo cosmic jokers con drone di chitarra e sax free. tail at prospect peak è ancora un attacco devastante di riff di chitarra proto stoner che sale sempre più in alto, incontrollabile, maestoso. era un tot che non mi entusiasmavo così per un disco, e devo ammettere che i freakkettoni qui ci sanno fare. si potrebbe obbiettare che non inventano nulla di nuovo, ma saranno la cupa e ossessiva vena psichedelica che attraversa in lungo e in largo il disco e quel senso di opprimente libertà che trasmette, o la capacità del gruppo di riuscire a non perdersi in eccessi free form, ma alla resa dei conti behold secret kingdom è un gran viaggio ricco di visioni.