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[sweep the leg johnny - going down swingin' - southern - 2002] uno dei segnali più chiari, un altro, l'ennesimo tra i tanti, del fatto di essere entrato in fase senile è il mio passare le mezzore in piedi davanti allo scaffale dei dischi in cerca di qualche vecchio glorioso vinile che possa rallegrarmi la giornata. vecchio certo, perchè nel nuovo fatico a trovare soddisfazione ultimamente. la scelta stamattina è caduta su going down swingin' ultimo album, prima dello scioglimento, di sweep the leg johnny grandiosa, grandiosa secondo il mio malandato metro di misura ovviamente, band di chicago dedita ad un efficace miscela di hardcore, math rock e jazz tendente al free. probabilmente meno riuscito del precedente sto cazzo!, gran titolo, going down swingin' rimane in ogni caso uno di quei dischi che tendono ad aprirti la faccia se ascoltati ad un certo volume. anche questo è uno di quei casi dove la prima traccia, sometimes my balls feel like tits, dice già tutto, 14 minuti e 16 secondi di riff matematici, sax selvaggi, quiete e calma, esplosioni trattenute e deflagrazioni noise, melodia e martello. il resto segue a ruota, anche se meno tirato dell'apertura. steve sostak si concede linee vocali melodiche e intense per quello che probabilmente è l'album più accessibile dei nostri, il più vicino, diciamo, ad un sentire indie. rest stop, 15 minuti e 31 secondi, è emblematica, partenza romantica, arpeggi in minore tra karate e post rock, improvvise accelerazioni, ulteriore melassa, pugni in faccia, crescendo di chitarre distorte, finale epico. un tantino esagerata ma in un certo qual modo efficace nel suo non andare da nessuna parte. ma, come dimostra la successiva j. daly's message to jacob and sylvia, forse effettivamente gli sweep the leg johnny non ci erano poi troppo tagliati per le canzoni melodiche e tranquille e sono infatti i 2 minuti e 2 secondi finali di transit must suffer, in realtà una cover dei lustre king, a ricordarci, in breve, di cosa erano capaci. riffoni, matematica e randello. grandi, mi mancano un casino.

postato da catpower | 30/03/2007 | commenti (2)


 

[getatchew mekuria & the ex & guests - moa anbessa - terp records - 2007] la storia, in breve. gli olandesi the ex qualche anno fa hanno l'opportunità di fare un paio di tour in etiopia. qui, letteralmente, si innamorano della musica di quella terra, di cui getatchew mekuria è uno dei rappresentanti più significativi. saxofonista, ormai più che settantenne, inizia la sua carriera di musicista nel 1947, prima nella banda municipale di Addis Abeba, poi nell'orchestra della polizia, per finire ad accompagnare tutti i più famosi cantanti etiopi, nei cui gruppi si ritrova spesso a suonare. getatchew ha una tecnica molto particolare di suonare il sax, ed è l'inventore di uno stile del tutto originale, chiamato shellele, che trae ispirazione dai canti di guerra etiopi, le cui linee melodiche sono riprodotte dal suo strumento. nel 2004 getatchew è invitato in europa dai the ex. qui suonerà alcune date prima con ICP, uno storico gruppo di improvvisatori olandesi, e quindi con gli stessi the ex. queste le basi su cui nasce moa anbessa. nel 2006 getatchew torna in europa per altre date e per registrare, finalmente, questo disco.

il disco, quindi. fin dal primo ascolto si è come investiti dall'energia che sprigiona, è gioioso, rabbioso, malinconico. tremendamente vivo. ai the ex e getatchew si unisce un'ulteriore sezione di fiati a rendere ancora più pieno il suono. la cosa pazzesca è che i the ex sono sempre loro, appena appena più morbidi e funk ma riconoscibilissimi, e getatchew suona quello che fa da una vita, melodie etiopi, e la cosa funziona perfettamente, tutto si incastra alla perfezione! ethiopia hagere, il primo pezzo mette subito in chiaro le cose, riff punk, tambureggiare ossessivo di batteria e fiati a tutto volume, qualche minuto così e gw sok parte col suo inconfondibile cantato. si rimane a bocca aperta per tanta potenza e tensione positiva. i pezzi successivi sono meno tirati, più melodici, ma non meno efficaci. è tutto un miscelare swing, riff punk, funk, melodie etiopi, ritmi che accelerano e rallentano, chitarre dissonanti, crescendo di fiati, assolo di sax. un turbine di sensazioni che alla fine ti gira la testa, un disco che, personalmente, mi ha entusiasmato, ci ho messo giorni per decidermi di levarlo dallo stereo. consigliatissimo!


postato da catpower | 28/03/2007 | commenti (2)


 

[milemarker - anaesthetic - jade tree - 2001] capaci di unire la carica positiva dei fugazi ad un andamento più decadente alla siouxsie & the banshees, i milemarker toccano con questo album uno dei punti più alti della loro discografia, che tradotto significa semplicemente il mio album dei milemarker preferito. il colpo di fulmine avviene al primo istante, l'attacco di shrink to fit è assolutamente perfetto, chitarre e synth fusi in un melodico riff punk wave aprono la strada ad un cantato b52's da urlo, la batteria è un metronomico cassa-rullante mai banale seppur apparentemente semplice. ogni cosa è dannatamente al suo posto, bastano pochi minuti di un pezzo di simil fattura che subito si è spinti a desiderare di formare una cover band dei milemarker, se non fosse che un istante dopo si è colti dalla depressione del pensiero che nessuno può essere così perfetto, oltre agli originali chiaramente. tanto da convincersi che essi sono, sicuramente, degli alieni. basterebbe in ogni caso, se non si fosse capito, il primo pezzo, per iscrivere di diritto anaesthetic negli album fondamentali di ogni collezione che si rispetti. ma food for worms, una pacchiana genialata di cantato dark wave e chitarre epicamente metalliche che, apparentemente, schiferebbe chiunque, si rivela miele puro per le orecchie e i milemarker riescono a far digerire anche l'eccessiva liricità del ritornello esagerando proprio gli aspetti più kitsh del loro stile. a quick trip to the clinic è fugazisynth con qualche vaga similitudine a certe cose di at the drive-in, vedi il ritornello, il tutto affogato in tastierame 80's. è un piano ad aprire invece lost the thoughts but kept the skin, malato e decadente swing su cui aleggia lo spettro di siouxsie, con chitarra e basso a tessere melodie tanto malinconiche che forse neanche i motorpsycho più sdolcinati oserebbero pensare. ma così è e se il tasso di glucosio cresce, ant architect, non aiuta a diminuirlo, tutta delay, voci che si incrociano, cori alla at the drive-in in amore e crescendo sintetici. è un tripudio, fortunatamente la vergogna per i milemarker sembra non esistere e così anche il vocoder sulla voce fa gridare al capolavoro, non resta che arrendersi pure stavolta e ammettere la sconfitta, l'esplosione finale porta le lacrime, l'emozione è alle stelle. a riportarci con i piedi per terra the fear is back in town con il suo semplice e pulito riff fugaziano, prima della conclusiva the installment plan, più di sette minuti di tambureggiamenti e chitarre shoegaze, voci sognanti ed epicità. è il colpo finale. dopo esiste solo la dipendenza, ed anaesthetic diventa una droga troppo potente per farne a meno.

postato da catpower | 27/03/2007 | commenti


 

[nasum - shift - burning heart - 2004] to grind: pass.p.p. ground v.tr. 1 macinare; maciullare; tritare; polverizzare; spezzare, frantumare. 2(mecc.) rettificare, molare; smerigliare; affilare; levigare. 3 stringere, digrignare (denti). 4 (fig.) schiacciare, opprimere. ho detto tutto. uno dei modi migliori per farsi del bene facendosi del male. rispetto.

postato da catpower | 20/03/2007 | commenti


 

[grinderman - grinderman - mute - 2007] a nicola caverna e al suo nuovo gioco grinderman manca solo una cosa per tornare ai fasti dei birthday party, l'eroina. o quel tipo di disperazione lì. per il resto grinderman è un gran disco, blues rock potente distorto e quant'altro, eccede solo in pulizia del suono. ma i riferimenti ci sono tutti, gli stooges, i cramps, i birthday party stessi come si diceva all'inizio. all'appello mancano solo malattia e bava alla bocca. detto ciò il disco è fisso nel mio stereo da una settimana più o meno e nicola caverna è uno dei miei punti fermi sempre e comunque e qualsiasi scoreggia da lui prodotta a me mi fa sbavare. ancora più se ci sono pezzi dal tiro di get it on o svarionati come electric alice [ma sarà la stessa alice che riempiva di sguardi lascivi anni fa?]. poi mi piace questo rigurgito di gioventù stile "ehi cazzo credete che riesco a suonare solo da seduto ormai? beccatevi questo bambocci!" e comincia il riff di depth charge ethel che da solo manda a casa tutti. scusami zio nicola, sei sempre il migliore. e anche se si sente che ormai sei un professionista serio e un pò, ammetilo, suoni per la pagnotta, sono felice che a te ti bastano quei quaranta minuti per farci abbassare la cresta a chiunque, soprattutto a 'sti pivellini che pensano di sapere cos'è il rock ma non hanno ancora capito neanche dove si accende l'amplificatore, ascoltatevi man in the moon e vergognatevi di voi stessi, giovinastri! volevo poi dire che grinderman anche solo per il giro di basso di set me free e la foto interna del libretto merita, se non un posto nella storia, sicuramente un posto d'onore nello scaffalone dei dischi che tengo al fondo del letto. se te fossi qui zio nicola stapperei minimo una bottiglia di grappa revelchion per te, ma se mi spieghi dove, cerco di spedirtela. merda, mi viene da fare headbanging anche se sono sono senza capelli. pollice alto!

postato da catpower | 08/03/2007 | commenti
 

[mohammed jimmy mohammed - takkabel! - terp records - 2006] da dove cominciare a raccontare la storia di questo disco? jimmy è uno straordinario cantante etiope dall'età incerta e dalla storia travagliata. via di casa a sette anni, cieco, trova la sua strada nella musica. si appassiona del repertorio di tlahoun gessesse, altro grande della musica etiope, canta nei bar e nei nightclub. questo disco è il frutto del suo incontro con the ex e han bennink, leggendario personaggio della scena impro jazz olandese. terry dei the ex assiste ad un concerto di jimmy mentre questi partecipa ad un festival in francia, organizzato da francis falceto, l'uomo dietro la serie ethiopiques, e ne rimane molto colpito. nel 2004 organizza alcune date in belgio e olanda a jimmy, al seguito di the ex e han bennink. il legame tra di loro si fa molto intenso, in particolare è han ad entrare maggiormete in sintonia con la situazione, e culmina con un'altra serie di concerti condivisi in francia per il tour del 25ennale di the ex.

sono le basi su cui takkabel! viene costruito. registrato nel 2005 con mohammed jimmy mohammed alla voce, mesele asmamaw al krar, una sorta di lira etiope accordata secondo la scala pentatonica, asnake gebreyes e han bennink a percussioni e batteria, getatchew mekurya al sax e massimo pupillo degli zu al basso in un brano, il disco contiente otto pezzi del repertorio di tlahoun gessesse. ciò che colpisce è l'incredibile sintonia tra il krar di mesele e le ritmiche spesso al limite del free di bennink. e sopra tutto questo la voce di jimmy a cantare di amore e povertà, rivincita e speranza. inutile dire di più, è musica che non so descrivere questa, così lontana dai miei ascolti soliti, ma allo stesso tempo entusiasmante, piena di energia. e viva, palpitante.

per averne un assaggio basta andare qui.


postato da catpower | 08/03/2007 | commenti