[pere ubu - why i hate woman - glitterhouse - 2006] per una band che ha inciso il primo album nel 1978, quel modern dance che è pietra miliare di quegli anni, essere ancora in piedi nel 2006 e sfornare come niente fosse un disco del livello di why i hate woman ha un qualcosa di miracoloso. personalmente non sono per l'eternità dei gruppi rock, la maggior parte in tre o quattro dischi, nei casi migliori, dice tutto quello che ha da dire e tanti saluti. non è il caso dei pere ubu a quanto pare. da quasi trentanni questi magnifici disadattati si trastullano con le macerie del rock imbastardito no wave, ne masticano i residui, lo digeriscono con tonnellate di stile e sputano fuori dischi così, come niente fosse. merito senza dubbio di david thomas, uno che senza tanti problemi può essere paragonato a gente del calibro di captain beefheart e tom waits, il cui canto psicotico e nasale marchia a fuoco lo stile del gruppo. per rendere l'idea del livello basti dire di two girls, partenza basso batteria metronomici e assassini, a rievocare fantasmi jesus lizard, chitarra minimale, due o tre note secche e dissonanti, ritornello come fossero dei joy division cresciuti ad hamburger e sparati nello spazio, la melodia più fottutamente semplice e bella che si possa ascoltare. altro che emo. altro che giovani. qui c'è un grassone che sale sul palco con un grembiule da macellaio. qui c'è trentanni di storia della musica da imparare e mandare a memoria. altro che video su tv di tendenza. qui solo rock sporco cattivo deviato. tenetevene alla larga, che lo voglio tutto per me, via, via tutti. mi viene da piangere. o da farmi una sega. che forse è lo stesso.
